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1973 LA PRIMA "CAMIGNADA"
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i piace ritornare, dopo più di trent'anni, allo spirito di chi ha organizzato la prima "Camignada" in quell'ormai lontano 1973 e da lì ripartire per ricordare a tutti noi e a quanti, per la prima volta o da poco, si sono avvicinati a questa manifestazione, come nacque e quali furono i primi passi.
Il "la" partì da Miglio che - ricordando l'epica gara con partenza in bicicletta da Auronzo all'alba, e poi, a piedi, su per Val la Giralba, giro dei Rifugi, giù per la Val Marzon e a tutta velocità di nuovo a Giralba per recuperare la bici, quindi rientro ad Auronzo - mise nell'allora commissione propaganda del Cai la voglia-idea di ripensare qualcosa di simile. Qualcosa che però andasse oltre o fuori dall'ambito puramente sportivo, qualcosa che desse, a tante persone, la possibilità di conoscere e di godere del piacere estetico di "camminare" tra alcune delle montagne più famose.
Ed ecco trovato il nome alla manifestazione, che non voleva essere corsa o esasperazione agonistica, ma piacere di esserci, di godere di atmosfere e di paesaggi "camminando".
Il passo del montanaro è stato la prima unità di misura di un tempo logico per compiere il percorso sommato alle inevitabili soste nei Rifugi per le merende o per l'inevitabile "bicchiere". Ma tutto fu impostato seguendo pensieri e mentalità che oggi ci fanno sorridere ricordando la dose di improvvisazione e di entusiasmo che si respirava nelle riunioni di preparazione: gli inviti spediti anche alle sedi Cai della Sicilia e della Sardegna, dove recuperare timbri a sufficienza per i controlli, meglio limoni o zollette di zucchero, le bandierine a segnare il percorso, il Presidente quale massima carica della sezione all'arrivo a consegnare la pergamena, Tinobel e il soccorso a fare da scopa. Alla fine, merito di tutti e di una giornata di cielo terso, andò tutto benone.
Con la stessa emozione furono accolti all'arrivo sia il primo dei partecipanti (per la cronaca un nazionale italiano di maratona reduce dalle olimpiadi di Monaco) che gli ultimi che con passo malfermo (non dovuto a crampi) giunsero al traguardo in piazza Santa Giustina.
Se ci fu stupore fu quando, a poca distanza dal primo, vedemmo comparire Colosi che di sicuro aveva faticato di più nella fase organizzativa che non nel compiere la prima "Camignada". E che battibecco, fu quasi una litigata, quando lo speaker voleva comunicare tempi e nomi dei primi arrivati e la "commissione propaganda" che, dura e pura nella convinzione che "se non è competitiva non hanno senso i tempi", imponeva che tutte le notizie che si potevano dare, oltre al numero complessivo dei partecipanti - 156, erano chi fosse il più vecchio e chi il più giovane. Un ordine d'arrivo comunque mai e poi mai.
Ma fu questo spirito che tenne assieme i primi organizzatori ed il desiderio di fare qualcosa di nuovo per far conoscere posti unici passando su sentieri che erano stati di volta in volta di soldati o di cacciatori, di contrabbandieri o di pastori o di quei ragazzi di Auronzo che si erano cimentati "a chi stava di meno a fare il giro".
Dopo, fu quasi ovvio, con l'interesse dei gruppi sportivi, si cominciò a dare anche spazio e importanza a chi la "Camignada" la faceva con l'occhio puntato sul cronometro, magari solo per provare se stesso in un ambiente difficile, in quota, considerando anche il record degli anni precedenti.
Noi, anche adesso, anche se in modo più sommesso, continuiamo ad invitare a cogliere gli attimi suggestivi che lungo il tracciato si susseguono a volte sotto forma di un chiodo da scarpone perso nel '16 o di una traccia di animale o di un colore particolare sulla dolomia. Quale sia l'approccio migliore per affrontare la "Camignada" è oggi più che mai soggettivo: un modo giusto è permettere che ognuno dei partecipanti possa compiere il percorso nella maniera a lui più congeniale. Correre o passeggiare hanno uguale importanza se all'arrivo si sa di aver trovato ciò che si cercava.
Luigi Larese Filon