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IL GFM
- Gruppo Filatelici di Montagna, nato il 14 aprile 2001 per volontà di un piccolo nucleo di Soci del Club Alpino Italiano e appassionati Filatelici, è stato riconosciuto dal Club Alpino Italiano (14.03.2002). Un Gruppo in continua ascesa e oltremodo motivato che l'amore per la Montagna ha reso fortemente uno. Oggi il Gruppo conta oltre centottanta iscritti, tra cui quattro Biblioteche e diciottto Associazioni Filateliche. Il GFM vuole essere un'ideale rete di collegamento attraverso la quale far fluire le conoscenze e le iniziative filateliche sul tema, l'amicizia e l'amore per la Montagna. Siamo convinti che l'Alpinismo contemporaneo può passare anche attraverso questa via. E in tale direzione ci siamo mossi ed operiamo affinché la Filatelia di Montagna diventi un veicolo di conoscenze, propulsore di attività tese alla formazione e al consolidamento di una profonda cultura alpina e portatore di un forte sentimento di amore verso la Montagna - un amore che significhi soprattutto rispetto delle entità montane, conservazione della Natura e dei suoi Tesori. Il GFM, grazie alla collaborazione qualificata dei suoi iscritti, è operativo su tutto il territorio nazionale. Ogni anno, prendendo spunto da particolari ricorrenze o avvenimenti di carattere culturale, agonistico o semplicemente alpinistico coinvolgenti la Montagna, vengono poste in essere particolari iniziative (Incontri, Mostre, Annulli postali commemorativi, edizione di materiale filatelico, comunicati sulla stampa del CAI e delle Sezioni interessate, contributi di carattere umanitario, ecc.). Per l'affermazione ed il conseguimento delle sue finalità il GFM: a - Provvede a svolgere attività di natura culturale sia attraverso la stampa ufficiale del CAI che attraverso i Notiziari Sezionali; b - Sostiene l'organizzazione di Mostre ponendo a disposizione la propria esperienza e le collezioni dei propri iscritti; c - Collabora con le Sezioni del CAI che desiderano svolgere attività filatelica;d - Si impegna, con tutti i mezzi di cui dispone, ad avvicinare i giovani alla filatelia e, attraverso la filatelia, alla Montagna; e - Indice premi sul tema della Montagna in collaborazione con le Poste Italiane, gli Organi Nazionali della Filatelia, le Associazioni Filateliche; f - Cura l'informazione ai soci circa la partenza di spedizioni alpinistiche che facciano uso di particolari documenti postali; g - La ricerca del materiale filatelico potrà avvenire solo dietro accordi con la Segreteria del GFM e la copertura delle relative spese; h - Propugna la costituzione di un fondo filatelico presso la Biblioteca Nazionale del CAI e presso quelle biblioteche di montagna che ne siano particolarmente interessate.i - Per la realizzazione dei propri compiti il GFM può aderire ad altre Associazioni Nazionali di interesse culturale a carattere naturalistico, alpinistico e filatelico. Il Convegno Nazionale si tiene a Belluno nell'ambito delle celebrazioni di "OLTRE LE VETTE". Nel corso dell'anno sono previsti incontri itineranti quali l' "Incontro Filatelico di Primavera" e "Un saluto dai monti". L'interesse della Filatelia di Montagna si estende naturalmente a tutte le spedizioni alpinistiche e a tutte quelle spedizioni di ricerca e scientifiche effettuate in Artide e Antartide.Il GFM è operativo su tutto il territorio nazionale: una realtà importante.
camignada 2010
Irene Pigatti
Colta, piacente e dalla spiccata pietà, Irene Pigatti nasce il 18 settembre 1859 a Colle (Colle Umberto), antico borgo arroccato ai confini della Marca Trevigiana. È figlia unica di Andrea, già sindaco del piccolo comune, e di Teresa Da Ponte, originaria della vicina Vittorio.Forgiata dalla perdita di entrambi i genitori quand'è poco più che ragazza, Irene coltiva parecchi interessi tra cui l'alpinismo; pratica non propriamente consueta per una donna di quel tempo.Nel febbraio del 1896, a trentasette anni, si sposa con il più giovane Luigi Tarlazzi (1863-1940), un tenente romagnolo del 7° Alpini di stanza a Conegliano. I due per qualche anno abbandonano Colle Umberto, presumibilmente a causa della carriera militare del marito, per poi ritornare a risiedervi stabilmente. Qui Tarlazzi, giunto al grado di Maggiore, è sindaco dal 1914 al 1922. La coda della Grande Guerra porta un'amara vicissitudine a Irene che, tra il 1918 e il 1919, deve sopportare la deportazione in Austria del marito per presunta attività di spionaggio, essendo stato trovato in possesso di alcuni piccioni viaggiatori.Dagli atti anagrafici risulta che la coppia non ha figli, inoltre il nome di Irene si ritrova nel locale censimento del 1926, dove compare nella lista dei bachicoltori della zona, attività in quel tempo molto diffusa. Irene Pigatti si spegne settantottenne a Colle Umberto il 27 aprile 1937, qualche anno prima del marito. Infissa al muro di cinta del piccolo cimitero della parrocchiale di Colle, è ancora presente la lapide di famiglia, inoltre lo stesso Comune di Colle Umberto, a condividerne la memoria, le ha intitolato una via.Per chi segue le vicende storiche dell'alpinismo dolomitico, affiorano di tanto in tanto le affascinanti tracce delle sue prime ascensioni.Le Dolomiti di IreneLa singolare storia di questa donna, iscritta dal 1888 alla Sezione Agordina del Club Alpino, è già stata oggetto di studio da parte di importanti storici dell'alpinismo, soprattutto (se non esclusivamente) nel tentativo di far luce su chi fu la prima alpinista a metter piede in cima alla Civetta. Data l'aridità delle fonti, i risultati delle ricerche hanno portato ad alterne aggiudicazioni, spostando il primato ora sull'agordina Maria Amelia Paganini (luglio 1870 con marito, fratello e la guida di Caprile Clemente Callegari), ora su Irene Pigatti (19 agosto 1890, con lo stesso Callegari). Al di là delle varie interpretazioni storiche del caso, merita attenzione tutto l'eccezionale excursus alpinistico della Pigatti che, per continuità ed intraprendenza, la portò ad essere una delle prime e più importanti alpiniste italiane operanti in ambito dolomitico.Non fu infatti solo sul vertice della Civetta che Irene lasciò la sua firma; peraltro in un periodo in cui il panorama alpinistico femminile, in particolare sulle Dolomiti, accoglieva quasi unicamente alpiniste straniere. Con la Pigatti s'incontra un'ambiziosa "collezionista" di cime, legata certamente a una concezione pionieristica dell'alpinismo (ricerca delle vette dichiaratamente più alte, accompagnata sempre a una guida alpina), ma che rivolge l'attenzione anche al record femminile.Un'importante eco giunge ben prima della di-scussa salita alla poderosa cima zoldano-agordina. Nell'estate del 1886 Irene era arrivata in vetta al Cristallo e, a tal proposito, la Gazzetta di Treviso del 21-22 agosto dello stesso anno pubblicava tra le cronache: "La signorina Pigatti di Colle Umberto à fatto la salita del Monte Cristallo, difficilissimo per considerevole altezza e per le scabrosità che presenta; finora solo due donne v'erano salite ed entrambe straniere; ecco dunque la prima italiana che arriva a toccarne la sommità. Quando una nostra compatriota compie qualche difficile impresa sentiamo sempre piacere, se è una donna poi… Brava signorina Pigatti, le nostre più vive congratulazioni!".È poi la volta del Cimon del Froppa, salito per la via Kugy il 13 agosto 1888. Irene coglie il successo accompagnandosi alla guida di Auronzo Pacifico Zandegiacomo Orsolina, già suo compagno anche nella precedente scalata al Cristallo e peraltro la guida che, quattro anni prima, aveva condotto proprio sul vertice delle Marmarole lo stesso Julius Kugy. Se per la montagna ampezzana la segnalazione riguarda la prima ascensione femminile italiana, per il Cimon del Froppa si tratta invece della prima femminile assoluta. Nel settembre successivo è la Rivista Mensile del CAI, in quel periodo edita a Torino, a informare sbrigativamente della salita: "Ci si annunzia che la Signora Irene Pigatti di Colle Umberto, socia della sez. di Agordo… eseguì nello scorso agosto, colla brava guida Pacifico Orsolina, la ascensione del Cimon del Froppa (m 3129, Grohmann), la cima più alta delle Marmarole, dalla valle dell'Ansiei". A margine della notizia, oggi rimane il rammarico circa l'irreperibilità del libretto di guida di Pacifico Orsolina, nome incluso nella cerchia dei grandi pionieri dolomitici grazie a notevoli prime salite (rintracciabili nei periodici dell'epoca) ma di cui si ignora l'ordinaria, significativa, attività professionale. La speranza è quella che ulteriori notizie giungano da fonti parallele grazie a quanto trasmesso da altri alpinisti a lui contemporanei. Per intanto, implementa la scorta di informazioni sulla guida auronzana il recente ritrovamento del biglietto lasciato in vetta al Duranno proprio da Julius Kugy (01/09/1895, 5ª salita), in cui compare, oltre all'abituale e fidato Andreas Koma?, anche il nome di Pacifico Orsolina "…aus Auronzo" (autore pure della 3ª salita), non citato dall'alpinista triestino nel racconto che, più tardi, farà dell'ascensione. Nel 1889, dopo le belle scalate con Orsolina, pare che di Irene Pigatti non ci siano tracce in quota, mentre, nell'estate del 1890, ecco la stagione storicamente più nota dell'alpinista di Colle Umberto. Il 9 agosto una nevicata improvvisa non ferma Irene, che sale la Marmolada condotta dalla guida di Alleghe Agostino Soppelsa e quindi, il 19 agosto, eccola in cima alla fatidica Civetta con Clemente Callegari. Pur tra qualche polemica circa il primato femminile - sorta già all'epoca -, Irene Pigatti non demorde e l'anno seguente (5 settembre 1891) la ritroviamo insieme alla guida di Transacqua Michele Bettega sulla Pala di San Martino, considerata, ancora in quel periodo, la vetta più elevata del Gruppo delle Pale . Per quanto scalata più volte da rappresentanti del gentil sesso, la sua cima doveva ancora essere toccata da alpiniste italiane e, anche in questo caso, Irene si affida a una delle guide alpine più carismatiche del periodo.Nel 1892 le cronache riportano una particolare salita tra le "montagne di casa". Il 24 luglio la Pigatti parte da Pian Cansiglio, raggiunge la vetta del Cimon del Cavallo e ritorna al punto di partenza dopo 13 ore di escursione (non è noto se sola o in compagnia di altri alpinisti). Ancora nel 1892, l'11 settembre, Irene è la prima donna italiana sulla cima del Pelmo, scalato in comitiva con altri otto alpinisti e sei guide, in occasione dell'inaugurazione del Rifugio Venezia.Il primato femminile era rimasto vagante per più di trent'anni dall'ascensione di John Ball e la Pigatti lo coglie con la sua salita forse più semplice. Per l'occasione la Rivista Mensile del CAI riportò un'estesa cronaca dell'avvenimento, inoltre venne fotografato un gruppo di donne che quel giorno si erano portate al Rifugio. Al centro di esse si distingue un'elegante signora, che posa quasi da soggetto principale dell'immagine. La didascalia non riporta nomi ma, confrontando la foto col suo ritratto, sembra proprio trattarsi dell'esperta alpinista di Colle Umberto.Il primo giorno di settembre del 1893 Irene calca l'ennesima vetta, quella dell'Antelao. Le sono compagni il bellunese Vittorio Sperti e i due fratelli Giuseppe e Arcangelo Pordòn, emble-matiche guide di San Vito. Scrive ancora la Rivista Mensile del CAI pochi giorni dopo: "…il vetrato sulle rocce verso la cima mise in difficoltà, ma non impedì l'ascensione, e così la intrepida alpinista può registrare anche questa vittoria nel suo già brillante stato di servizio".Sul vertice del maestoso gigante cadorino Irene Pigatti, giunta ormai alla notorietà, concluse improvvisamente la sua esaltante esperienza alpinistica. In cima all'Antelao rimasero le ultime impronte "… della più valorosa delle alpiniste della nostra regione…" .Seducenti orme abbandonate. Come quelle di molti altri spiriti avventurosi, rimasti a vagare tra silenziose, fantastiche Dolomiti perdute.MIRCO GASPARETTO. CAI SEZIONE DI TREVISO. GISM
Maria Strocchi
MARIA STROCCHI Minuta, elegante, con uno sguardo attento e vivace. Maria ha un'età che non dimostra ma che le consente di regalare perle di saggezza radicate in una solida esperienza di vita. Maria Strocchi ricorda con dovizia di aneddoti e di sfumature ogni capitolo della storia alpinistica cadorina degli anni quaranta del secolo scorso. Rammenta tutto nei particolari più minuti anche perchè ne è stata protagonista. E' stata la prima donna a salire sul Pupo di Lozzo. Una scalata impegnativa per quegli anni. Impegnativa per gli uomini, figuriamoci per una donna. Un'impresa nel vero senso della parola maturata negli ambienti frequentati da Maria. I suoi genitori erano i proprietari del negozio di articoli sportivi di Pieve di Cadore. E proprio nel retrobottega si incontravano alcuni giovani appassionati di montagna, di escursioni esplorative e di arrampicate che sarebbero diventati i fondatori del Gruppo Rocciatori Ragni di Pieve di Cadore. Maria era una di loro e con loro frequentava le Marmarole e gli Spalti di Toro intraprendendo vie di roccia sempre più impe-gnative ed ardite. I Ragni sono nati così, sulla scia di quelle prime salite e sulla spinta del grande entusiasmo che animava quei giovani. "Salire sulle Marmarole - ricorda Maria - era sempre un' avventura. Per me era addirittura un'avventura doppia perchè, molto spesso, facevo tutto di nascosto dai miei genitori. Guai se l'avessero scoperto. "Erano anni in cui non era facile per una ragazza scegliere uno stile di vita differente dalla tradizione, praticare uno sport o addirittura scalare le montagne. Per me invece rappresentava il massimo delle mie aspirazioni. Era tutto. Ricordo ognuna delle salite che ho fatto in quegli anni. Sovente mi vengono in mente e mi emoziono." Si è emozionata anche quando siamo andati a trovarla a Conegliano, dove vive, per chiederle di raccontarci del Pupo. Di quando è salita, prima donna. Siamo nel bel mezzo del mese di agosto del 1942. Fino ad allora il monolite più affascinante e misterioso delle Marmarole aveva collezionato soltanto impronte maschili. Quel giorno, insieme a Maria c'erano Italo Da Col, che in seguito diventerà suo marito, e Roger Smith. Tutti e tre figurano tra i soci fondatori del Gruppo Ragni. "Ricordo che mi sono preoccupata soltanto nei passaggi iniziali. Le maggiori difficoltà da supe-rare si presentano infatti proprio all'inizio della salita. Pensavo di non farcela. Si trattava di passaggi impegnativi per le mie forze e per la mia preparazione tecnica. Invece ci sono riuscita. E' stata una gran bella soddisfazione. E mi fa piacere che ancora oggi, 68 anni dopo, ci sia qualcuno che si ricorda della prima donna sul Pupo di Lozzo." Quest'anno se ne sono ricordati in parecchi. Oltre alla Rivista del Cai di Auronzo e al suo Gruppo Filatelici se ne è ricordata la Sezione Cai di Lozzo che ha invitato Maria Strocchi a presiedere la Conferenza sulle Marmarole e ad inaugurare la Mostra sull'Alpinismo in Cadore. Ovviamente si parlerà anche del Pupo che proprio 85 anni fa fu salito per la prima volta da Olivo e Fanton. E parlando del Pupo non poteva mancare la prima donna che l'ha salito. La storia alpinistica di Maria Strocchi è stata breve ma intensa. Ha percorso molte vie sulle Marmarole senza trascurare altre cime dolomitiche. GIUSEPPE CASAGRANDE